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Il teschio imbrillantinato

 

Museo aperto, ma non degli orrori, please!

Tutti in fila davanti al falso idolo che uccide l'arte.

Non avendo scheletri nell armadio, al contrario della nomenklatura che vuole rottamare, il sindaco di Firenze ha pensato bene di mettere un teschio in Palazzo Vecchio. Damien Hirst, For the Love of God, 2007, platino, diamanti e denti umani. Opera da 100 milioni di euro dell'artista-finanziere inglese, proprietario della Hirst Holdings, prodotto della Londra neoliberista dei nuovi padroni del vapore. Una bomba che annuncia l immortalita, un eroe che ci ha liberato scrivono i curatori tanto per non esagerare. Siamo dalle parti della mistica. Francesco Bonami, uno dei migliori critici in circolazione folgorato sulla via di Damien guida la schiera degli adepti seguito a ruota dall assessore alla cultura. Ad accogliere i visitatori il sorriso imperfetto di un tizio vissuto un paio di secoli fa. Sorta di milite ingoto reso dalla sorte immortale da morto. Buttato di fronte all'eternità il povero turista cerca sollievo pensando ai progressi fatti in campo odontoiatrico. I piu giovani associano a quelle palle luminose roteanti sul soffitto delle discoteche. Le signore alla borsetta di bigiotteria per una serata pretenziosa. Per ora niente malori dovuti alla sindrome di Stendhal.

Un cranio finto da sempre simbolo (quello vero) della morte, abusata icona delle nostre paure, storia vecchia. Esiste un teschio di cristallo di John Lekay del 1993, il titolo era gia stato usato dal chitarrista Steve Vai per un pezzo rock. Un mix tra Scary Movie e Guerre Stellari. Un tunnel degli orrori a cinque stelle. Anche i ricchi muoiono. Un Memento Mori da miliardari che suscita un sincero: a li mortacci! L opera piu cara al mondo nella beata confusione tra valore artistico e conto della serva. La testa imbrillantinata non ci libera dalla morte, al contrario ci toglie l unico sollievo rendendo l arte schiava del denaro. Firenze qui non e protagonista, ma vetrina. Non servono guru, falsi idoli e simboli Dark, roba da fine secolo. Piu che le Vanitas vengono in mente gli ultimi giorni nella reggia di Versailles. Se Matteo Renzi vuole lavorare al cambiamento si concentri sulle persone e sulle cose reali. Si tratta di ricostruire un tessuto, un lavoraccio. Stare a pochi metri dalla storia non sempre aiuta, tra l oggi e i Medici ci sono cinque secoli e qui si vedono tutti. La morte deve trovarci vivi (chi vuol esser lieto sia) si dice a Firenze e possibilmente non rimbecilliti. .

Neri Fadigati

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